Amministrazione pubblica (Governance)

LE TRE SCELTE CHE LA COMUNITA’ SI ATTENDE

Il dibattito ormai quotidiano offerto sia dalla stampa nazionale che da quella locale in materia di riforme elettorali, se ha una gran presa tra i politologi ed i cultori di diritto costituzionale, credo affascini molto meno il cittadino comune.

Eppure la grande attenzione riservata alle proposte di riforma della legge elettorale nazionale, il c.d. “Porcellum” (finito nel forno della Corte Costituzionale che ne ha sancito la sua definitiva incostituzionalità con la Sent. n. 1 del 2014) o l’interesse della stampa locale in previsione della nuova legge elettorale regionale, che dovrà essere applicata sin dalle ormai prossime elezioni del 2015, si giustificano per l’alta valenza politica delle scelte sottese e per le ricadute sulla stessa democrazia.

Tuttavia, l’ampiezza e la complessità della materia rifugge dai veri interessi dell’opinione pubblica, poco interessata alle molteplici questioni teoriche, storiche, politiche e tecniche che si intrecciano inesorabilmente nel dibattito e che danno vita al confronto sul piano dell’ingegneria politica fra sistemi e metodi elettorali tra loro contrapposti.

Ma allora è lecito imporre uno sforzo di semplificazione e chiarezza: cos’è che davvero interessa e coinvolge i cittadini di una comunità, nel momento in cui si decidono le sorti della rappresentanza (democratica) del loro territorio?

Credo sia sufficiente riflettere su tre elementari componenti:

1. La giusta rappresentatività democratica e di genere dei vari territori della nostra Regione.

Vale a dire un sistema elettorale rappresentativo di almeno quattro aree territoriali: Alto Tevere, Perugino, Spoletino-Folignate e Ternano, tra le quali distribuire, in misura proporzionale alla popolazione, i 20 seggi a disposizione, costruendo liste paritarie tra donne e uomini.

2. Un sistema in grado di garantire la stabilità della maggioranza.

Quindi, un modello che preveda un premio al partito o alla coalizione vincente, ma solo eventuale. Infatti, se questi ottenessero sul piano dei risultati più della metà dei seggi, aggiungere premialità significherebbe alterare l’equilibrio del consenso democratico.

3. Una selezione di candidati credibili e rappresentativi delle elités dei vari territori.

Ciò fugherebbe la congerie dei “nominati” a vario titolo che talvolta si annida nelle istituzioni e che si dimostrano poco adatti al difficile compito che la Politica oggi impone a chi abbia l’avventura di prestare se stesso in favore del benessere della propria comunità.

Queste tre semplici scelte ben si sposano con un sistema elettorale proporzionale a turno unico, connotato da collegi territoriali plurali (quattro fotografano bene le percentuali dei nostri territori) e con premio di maggioranza solo eventuale. L’aggiunta di poche regole, possibilmente semplici e chiare che consentono la trasformazione dei voti in seggi in coerenza con i tre pilastri sopra indicati, dovrebbero costituire una ricetta certamente ben gradita da qualsiasi collettività che si riconosca in una sistema che ambisca ad essere veramente demo-cratico.

Se si operasse in questa direzione si fugherebbero molte delle ombre che aleggiano intorno alla riforma in atto nella nostra Regione.

Risulterebbe smascherato ogni tentativo generato da apprendisti illusionisti dediti a far credere a realtà che non esistono o, peggio, abili prestigiatori in grado di abbagliare l’elettore con il trucco. Ma di questi tempi sempre meno siamo disposti a credere a conigli in grado di uscire dai cilindri della politica.

Insomma tutti, ed i politici in primis, dovrebbero ricordare che il popolo, la nostra comunità, non è né un oggetto né un bieco insieme di individui, ma un soggetto capace di volontà, volontà che si è spesso incarnata in modi e forme molteplici, che sempre ha fatto la storia di una comunità.

Carlo Calvieri

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