Lavoro

Un progetto per una politica del lavoro

Il modo in cui la diffusione del benessere è avvenuta, tende a consolidare una forma di “baratto” che offre prosperità in cambio di diritti, consumo presente in cambio di una rinuncia.

 

Esemplare è il caso dei giovani che attraverso il canale familiare godono di una maggiore disponibilità di beni di consumo, ma che, al tempo stesso, sono vittime della “disoccupazione”.

 

La difesa delle vecchie conquiste è sfociata in una crisi della solidarietà, in una perdita di coscienza unitaria nel mondo del lavoro, in una crisi della sua rappresentanza.

 

Oggi il nuovo “conservatorismo” intende barattare i vantaggi quantitativi della modernizzazione, offerti a una parte della società, con la rinuncia qualitativa, contrastando le esigenze delle persone e indebolendone la padronanza sulla propria vita e la necessità collettive di controllo. Questo è il conflitto centrale e più significativo.

 

La politica deve far propria la centralità del lavoro, superando le impostazioni difensive, mantenendo il legame sociale con il mondo della produzione e con i lavoratori, per il pieno sviluppo della dignità e della libertà personale, integrando sempre di più cultura, conoscenza e scienza.

 

La domanda è: Come fare? Come riuscire a coniugare cultura, conoscenza e scienza?

 

Un grande strumento è la formazione continua che permette di stare al passo con lo sviluppo tecnologico, che corre velocemente, un mezzo che consente al lavoratore di esprimere la propria capacità intellettiva riuscendo a superare l’ostacolo della ripetitività, migliorando l’efficacia della prestazione.

 

Oggi più che mai c’è bisogno di riprendere in mano una situazione che è diventata ingestibile ed incontrollabile. Il problema che la società presenta, è quello di consentire ai cittadini di riappropriarsi del tempo da dedicare al proprio privato. Al momento presente invece, il lavoro resta il fattore determinante dell’ organizzazione dell’intero periodo di vita.

 

 

 

 

Il lavoro assume caratteristiche che richiedono maggiore razionalità e consapevolezza del lavoratore, rispetto alla propria attività, ma questa crescente responsabilizzazione raramente si converte in reale autonomia. La piena occupazione rappresenta un miraggio. La disoccupazione cresce, colpisce soprattutto i giovani, e si afferma una tendenza per cui il lavoro è cercato, atteso e vissuto non tanto come una scelta stabile e definita, ma come una attività la cui forma specifica può cambiare nel corso della vita, in direzione di una maggiore autonomia, mobilità, libertà di scelta.

 

Nell’ostinata ricerca di lavoro, si esprime la nuova identità delle donne.

Come anche si estrinseca nella presenza responsabile al lavoro, nell’atteggiamento più libero e consapevole nei confronti della maternità, senza che essa possa ostacolare il percorso formativi prescelto, e nella prosecuzione di un progetto di sé che le donne vogliono costruire. Ma la società, nella sua tempistica e nelle sue modalità di organizzazione del lavoro, lascia interamente alle stesse le responsabilità di cura e gestione familiare. Il non riconoscimento della specificità della condizione femminile, costringe la donna a un duplice impegno lavorativo, comportando ad essa una maggiore fatica, senza una completa valorizzazione dell’intero percorso.

 

Ragion per cui, l’obiettivo che la politica deve perseguire, è il superamento della divisione “sessuale” del lavoro, fuori da logiche monetizzanti del lavoro, distribuendo tra i sessi il carico famigliare, con una diversa organizzazione dei tempi di lavoro e di vita e una politica formativa polivalente.

 

Attraverso di essa è possibile migliorare le condizioni di lavoro, i livelli occupazionali, e promuovere la socializzazione del sapere e dell’ informazione.

 

E’ necessario cominciare a pensare di integrare in maniera elastica, e non rigida, il tempo di lavoro, quello della formazione, quello di cura. L’azione politica deve avere la capacità di saper governare i nuovi terreni su cui si sviluppano i conflitti del lavoro. Le politiche salariali e dei tempi devono essere assunti come strumenti incentivanti di una trasformazione del rapporto di lavoro.

 

Decisiva diventa anche la lotta per una nuova cultura, più libera ed incisiva in vista del cambiamento, per una società dove la produzione materiale cresce, trasformando così l’intera organizzazione del lavoro ed incoraggiando il mutamento delle relazioni umane.

 

La conquista di libertà e di diritti del lavoro è il processo per quale, tante donne e tanti uomini, con la loro disponibilità, lottano per una sempre più grande articolazione della democrazia.

 

 

 

 

Allora, tutti insieme dobbiamo collaborare, per far diventare sempre più partecipe alla vita politica, la società civile, che ha l’unico interesse di essere tutelata e rassicurata, rendendola parte integrante delle scelte collettive, nel perseguimento di un percorso di “vita politica partecipata”. Con il contributo di tutti, riusciremo a cambiare noi stessi e il modo di fare politica.

 

 

Ivana Mortini

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Idea No. 36