Amministrazione pubblica (Governance)

Validazione sociale (o wikicrazia)

Chi mai non ha utilizzato wikipedia? Sappiamo tutti che è un’enciclopedia libera, prodotta, alimentata, e continuamente migliorata dagli utenti stessi.

Anche i saperi delle pubbliche amministrazioni potrebbero essere oggetto di “politiche wiki”. Tolti i pochi atti necessariamente riservati, infatti, c’è tutto un mondo di attività che potrebbero essere oggetto di continui scambi informativi tra amministratori e cittadini.

Un banale esempio? Qualcuno ha segnalato proprio su Ideaumbria il pessimo stato di una strada. Un servizio comunale che definisse le sue priorità in base al maggior numero di segnalazioni, magari inviate da apposita “app”, potrebbe consentire il rapido e reale soddisfacimento dell’utenza, riducendone i costi. E senza l'interpretazione data da "appositi uffici".

Il discorso può valere per tutte le politiche pubbliche, ed a tutti i livelli (dalla circoscrizione allo Stato).Soprattutto in quelle situazioni che coinvolgono interessi di vasta portata, economica e non solo (ambiente, salute, sicurezza, etc.). Senza scomodare la TAV (e i no-TAV), pensiamo quanto sconvolgente può essere l’allocazione di un termovalorizzatore. O più semplicemente la definizione del tracciato di una strada, il posizionamento di una stazione dei Carabinieri, la definizione dei confini di un’area parco, e così via. Ebbene, in tutti questi casi, ed in mille altri, la costruzione della politica, e la sua decisione finale, attraverso la consultazione diretta, e non mediata, dei cittadini, in particolare quelli più direttamente coinvolti, consentirebbe una maggiore informazione preventiva, l’adozione di modifiche o accorgimenti, la migliore mediazione tra gli opposti interessi pubblici in gioco, evitando, o riducendo notevolmente, proteste successive, rivolte di piazza, allungamento dei tempi, costi sociali, etc. Per i progetti di opere pubbliche, in particolare, potrebbe parlarsi di “validazione sociale” dei progetti stessi, una sorta di bollinatura “social” senza la quale l’opera non potrebbe essere cantierata.

Naturalmente si tratterebbe comunque di uno strumento. La decisione finale, “socialmente” appoggiata, ovvero avversata, ma in ogni caso preventivamente dibattuta, spetterebbe pur sempre all’Autorità pubblica. Solo che questa si troverebbe ad adottarla, per forza di cose, più responsabilmente. E non è poco.

p.s.: la legge che prevede la partecipazione dei portatori di interessi al procedimento amministrativo in Italia esiste da tempo, è la n.241 del 1990...basta aggiungere Internet.

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Idea No. 30